Home arrow Scuola dell'Infanzia Paritaria arrow Progetto educativo

 

 

 

Il progetto educativo

 

 

1. Identità della Scuola Materna

    La scuola materna d’ispirazione cristiana è oggi impegnata ad assicurare a tutti i bambini che la frequentano una formazione di base che realizzi, sul piano educativo, un’effettiva parità attraverso un progetto che ha trovato conferma della sua validità nelle molteplici esperienze della tradizione educativa della Chiesa, quindi negli ideali e nei valori proposti e testimoniati dal Vangelo.Fin dalla prima metà del secolo scorso si sono diffuse sul territorio italiano, come risposta a bisogni ed esigenze della persona e della comunità da cui hanno avuto origine. Molte sono sorte su iniziativa di filantropi ed educatori o dei fondatori delle congregazioni religiose, altre sono state volute da comunità parrocchiali o dagli stessi genitori. La chiara ispirazione evangelica, l’intuizione pedagogica attenta alle reali esigenze dei bambini e delle bambine, hanno sicuramente fatto da fondamento alle esperienze di Ferrante Aporti, di Pietro Pasquali, di Rosa e Carolina Agazzi alle quali si deve la stessa la stessa denominazione “scuola materna”. Successivamente le scuole materne d’ispirazione cristiana hanno fatto proprie le istanze fondative della pedagogia agazziana congiungendole con i più autentici valori cristiani volti ad affermare l’autonomia istituzionale ed educativa, nell’ambito di un progetto formativo condiviso e compartecipato.

    Le scuole materne d’ispirazione cristiana, quindi, sono istituzioni educative nelle quali la centralità della persona costituisce criterio regolatore ed ispiratore della prassi educativa e, allo stesso tempo, si afferma quale elemento formativo di dell’umanesimo integrale cheimplica la tutela ed il rispetto dell’integrità del soggetto educante, d’ogni singola creatura, concepita nell’insieme dei suoi bisogni e di tutto il suo potenziale umano.

    L’offerta formativa delle scuole materne d’ispirazione cristiana valorizza tutte le dimensioni strutturalmente connaturate nell’uomo, nella consapevolezza che l’intervento educativo debba promuovere la formazione di una personalità completa ed equilibrata. Consapevoli che la piena educazione si realizza soltanto quando c’è sinergia tra finalità generali ed obiettivi specifici, le singole istituzioni diventano luoghi privilegiati “di” e “per” la democrazia, il pluralismo, la cultura. Una scuola di democrazia come “luogo di tutti e per tutti” e, quindi, “di ciascuno e per ciascuno” dove si realizzano autenticamente individuazione e personalizzazione dell’insegnamento e dell’educazione. Una scuola effettivamente pluralistica che non si limiti ad accogliere le “diversità”, ma le consideri una ricchezza per valorizzare e promuovere l’identità personale e culturale di ciascuno. Una scuola di cultura che educhi alla cultura mediante la cultura, che stimoli le funzioni mentali e intellettuali, le capacità critiche in modo che ogni soggetto possa farsi produttore di cultura autentica e agente di libertà di pensiero. Ponendo al centro del loro operare i valori della vita, della tolleranza, le scuole materne di ispirazione cristiana, favoriscono la maturazione dell’identità umana e cristiana della persona, ne sviluppano il senso di appartenenza, ne potenziano l’autonomia vera che consente il libero esercizio dell’amore verso Dio e verso il prossimo, ne rafforza la competenza attraverso l’acquisizione dei primi strumenti “culturali” attraverso i quali il soggetto organizza la propria esperienza, esplora e ricostruisce le realtà conferendo significato e valore ad azioni e comportamenti. L’attuale società si caratterizza per le sue ampie trasformazioni, tuttora in corso. In una tale complessità è utile adottare una prospettiva ecologica, cioè una visione che ponga in evidenza la globalità delle esperienze infantili e le interconnessioni esistenti tra i vari contesti educativi ed i loro effetti reciproci.

    Questo consente di considerare i bambini, le famiglie, la scuola materna e qualunque altra agenzia educativa come protagonisti ed inseriti in uno specifico contesto sociale e culturale in grado di influenzarsi reciprocamente, soprattutto in presenza di bambini di varia etnia e con stili di vita molto diversi.

 

 

 

2. La Scuola Materna e la comunità

    La comunità, considerata in prospettiva pedagogica, si configura come un gruppo sociale i cui singoli componenti si riconoscono in un quadro valoriale comune e condiviso che implica due livelli di progettualità: l’uno soggettivo, l’altro comunitario con la conseguente attivazione di una complessa rete di relazioni vitali, fondamentali sul piano educativo. La comunità diviene il luogo, fisico e relazionale, in cui la singola persona si realizza in modo solidale con gli altri avvertendo di essere depositaria del diritto/dovere di educare e di essere educata. La comunità, al cui interno assume un ruolo primario la famiglia, rappresenta la “sede” alla quale la normativa vigente fa riferimento per dare riposta ai bisogni educativi dei singoli e della società attraverso la scuola, chiamata a definire i propri fini istituzionali mediante un progetto educativo e didattico nel quale essi vengono esplicitati in finalità, obiettivi, attività. Ogni scuola, di conseguenza, deve dotarsi di una propria organizzazione che, attraverso specifiche strutture scientifiche, operative e gestionali, assicuri la realizzazione del progetto stesso. Ciò definisce anche la natura specifica dell’autonomia che caratterizza le istituzioni scolastiche federate. Da una parte essa deriva proprio dal senso di appartenenza alla comunità che ne ha determinato la nascita e la crescita: un’autonomia propria della scuola in quanto tale, chiamata a realizzare finalità che fanno riferimento direttamente al bambino, soggetto e protagonista della sua integrale formazione. In questo contesto possiamo parlare di autonomia istituzionale, pedagogica e organizzativa. La prima viene determinata dagli statuti che traducono in coerenti scelte scolastiche i valori ed i fini propri della comunità. L’autonomia pedagogica invece, consente alla scuola di elaborare i propri progetti educativi, congruenti con quelli statutari e costruiti secondo i criteri del rigore scientifico e della partecipazione corresponsabile di tutti i soggetti secondo il principio getti interessati e coinvolti. L’autonomia organizzativa, infine, si concretizza nella gestione delle responsabilità istituzionali ed educative, del personale, delle risorse e dei mezzi secondo il principio della partecipazione diretta di tutte le componenti interessate.

 

 

 

3. La Scuola Materna e la famiglia

    Le scuola materna di ispirazione cristiana, riconoscono alla famiglia la primaria funzione educativa, sancita anche dalla Costituzione, e, con spirito di servizio, ne integrano l’azione, chiedendo ai genitori di collaborare e di compartecipare alla realizzazione del progetto educativo sulla base di scelte coordinate e coerenti ad atteggiamenti, stili di vita, giudizi, comportamenti. Pertanto essa:

- Collabora alla realizzazione di un comune progetto educativo individuando nei fondamenti valoriali cristiani, nella programmazione dell’azione educativa, e nella progettazione dell’attività didattica i punti di forza e del rapporto;

- Interagisce con la famiglia in forme articolate di collaborazione per la piena affermazione del significato e del valore del bambino-persona;

- Favorisce un clima di dialogo, di confronto e di aiuto nel rispetto delle reciproche competenze;

- Ritiene preminente la centralità del bambino, il rispetto per la sua identità, promovendo lo sviluppo attraverso la risposta attenta e puntuale a tutte le sue esigenze materiali e culturali, psicologiche e spirituali;

- Interpreta la complessità delle esperienze vitali del bambino diventando ponte ideale tra la casa e il mondo senza mai sostituirsi alla famiglia;

Richiede la collaborazione del padre e della madre all’atto dell’inserimento del bambino nella scuola per ricostruire la storia seguendo i criteri indicati nel fascicolo personale;

- Sollecita incontri occasionali con le famiglie e ne promuove altri in modo sistematico, allo scopo di consentire uno scambio di informazioni;

Favorisce l’accoglienza “personalizzata” del bambino creando un clima sereno e adatto a rendere meno traumatico il momento del distacco;

- Adotta particolari strategie per favorire l’integrazione di tutti i bambini nel nuovo contesto educativo e l’instaurazione di corretti rapporti con i coetanei e gli adulti;

- Considera con discrezione, rispettosa comprensione e solidarietà, le situazioni familiari difficili socialmente, culturalmente ed economicamente precarie presenti;

Esplicita la propria offerta formativa globale, gli interventi didattici, le strategie metodologiche, gli strumenti di verifica e i criteri di valutazione del processo evolutivo del bambino, mediante incontri con tutti i genitori e, qualora risultino eletti e desiderati, con i rappresentanti di sezione.

- Chiede, ad entrambi i genitori, la collaborazione continua e costante in un rapporto di reciproca lealtà per garantire coerenza all’azione educativa. Fermo restando, inoltre, che ogni azione congiunta deve comunque salvaguardare la spontaneità e la serenità del bambino, la scuola deve:

- Sensibilizzare la famiglia affinché lo svolgimento di particolare momenti della vita scolastica, quali ricorrenze e incontri festosi, avvenga in forma di partecipazione attiva, discreta, rispettosa della tranquillità dei bambini e del loro inalienabile diritto di “star bene a scuola”;

- Organizzare incontri di formazione con specialisti delle scienze dell’educazione per affrontare e approfondire tematiche relative all’impiego educativo comune;

- Offrire ai genitori l’opportunità di consultare enciclopedie, libri e riviste, opuscoli e materiale audiovisivo per facilitarli nell’affrontare situazioni particolari connesse col processo di crescita del bambino;

- Prevedere il coinvolgimento nella vita scolastica anche di figure parentali diverse dai genitori per favorire lo sviluppo di una personalità affettivamente equilibrata.

- Promuovere l’integrazione scolastica per i bambini portatori di handicap mediante un metodologia educativa che autorizza l’assetto organizzativo della scuola con le caratteristiche individuali del soggetto in difficoltà

- Favorire, in presenza di situazioni ambientali multiculturali e plurietniche, l’inserimento di bambini appartenenti a culture, razze e religioni diverse facendo leva sui punti d’incontro tra le specifiche esigenze e il progetto della scuola.

 

 

 

4. La Scuola Materna e la continuità

    La scuola da sola non può assolvere il compito della formazione e dell’educazione del bambino, occorre che essa interagisca con la famiglia, la comunità e le istituzioni sociali (continuità orizzontale) e che stabilisca rapporti costanti con le esperienze precedenti del bambino ed i successivi gradi scolastici (continuità verticale). La scuola dell’infanzia, inserendosi a pieno titolo nel sistema scolastico, deve proseguire uno sviluppo unitario e multidimensionale del bambino, per promuovere la maturità, l’autonomia ed una mentalità aperta e creativa, attraverso delle proposte educative concrete, la flessibilità dei progetti educativi e la sollecitazione al confronto ed alla criticità. La continuità (orizzontale e verticale) deve tenere conto dell’unitarietà delle esperienze che il bambino compie, sia dentro la scuola sia fuori, degli stili educativi, della coerenza degli interventi, garantendo dei raccordi con gli ambienti ed i protagonisti che “entrano” nella “storia personale” del bambino. Famiglia e scuola sono soggetti istituzionali ai quali vanno riconosciuti competenze proprie con una convergenza nella responsabilità educativa, anche se a livello diverso. La famiglia è il contesto principale in cui il bambino compie le prime esperienze e le attribuisce il significato, fornisce dei modelli per regolare i rapporti interpersonali, stabilisce delle regole e pone dei limiti alle sue attività. Pertanto è all’interno della relazione adulto-bambino che si pongono le basi per il suo sviluppo cognitivo, relazionale ed affettivo, a condizione che essa sia stabile, punto di riferimento costante, flessibile, capace di adattarsi alle variazioni dei processi relazionali, coerente, capace di ridurre le incongruenze. Ecco che allora la scuola materna allarga l’orizzonte relazionale, approfondisce e diversifica in altro contesto i processi già avviare dalla famiglia. Essa arricchisce il bambino di esperienze nuove, di tipo ludico, comunicativo, espressivo, cognitivo, promuovendone anche la capacità di interpretazione. La prospettiva ecologica ci porta, però, a considerare un terzo aspetto dell’esperienza educativa del bambino: l’extrascuola, che è lo sforzo integratore della scuola e della famiglia. Per extrascuola deve intendersi la realtà ambientale nel suo duplice aspetto sociale ed naturale, si tratta, cioè, di tutte quelle esperienze non direttamente controllate che egli vive durante la sua giornata. Davanti a questo orizzonte così ricco di stimolazioni positive e negative, la scuola materna deve:

1. definire i propri limiti ed individuare le proprie competenze, coordinandosi con l’ambiente esterno;

2. svolgere una funzione di filtro e di valorizzazione, aiutando il bambino a fare una selezione degli stimoli ambientali, ponendo le premesse per la costruzione di una mentalità critica, dellautonomia di giudizio e di comportamento, insegnandogli a far tesoro delle esperienze positive ed a difendersi da tutte quelle che lo possono condizionare negativamente. Tutto ciò implica che la scuola materna abbia un suo progetto unitario e coerente, aperto e flessibile realizzando unapprendimentoche non produca soltanto conoscenze, ma crescita intellettuale, autonomia personale e capacità critica.

 
Centro Servizi Per L’infanzia Via Petrillina dir. II n° 11 89132 Reggio Calabria Tel/Fax 0965.621222